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Droni con Claymore: la nuova frontiera della difesa aerea tattica

Un esperimento in Alabama che fa discutere

Nel cuore di Fort Rucker, in Alabama, un quadrirotore dell’esercito americano ha distrutto un drone SkyRaider da 3,5 kg utilizzando un’arma tanto iconica quanto letale: la mina Claymore. L’episodio, avvenuto durante un’esercitazione del Progetto Shank, non rappresenta soltanto un test tecnologico, ma segna anche un potenziale cambio di paradigma nelle strategie militari.

A differenza di quanto si potrebbe pensare, non si tratta di un semplice esperimento isolato. L’uso dei droni armati con Claymore prende spunto dai teatri di guerra contemporanei, in particolare dall’Ucraina, dove l’improvvisazione tecnologica ha già trasformato piccoli velivoli in armi di interdizione devastanti.


Cos’è una mina Claymore e perché è così efficace

Per comprendere il valore di questo test, occorre soffermarsi sulle caratteristiche della Claymore. Progettata negli anni Cinquanta, questa mina è composta da un blocco curvo di esplosivo C4 rivestito da resina epossidica e contenente circa 700 sfere d’acciaio. Una volta detonata, proietta un ventaglio di schegge letali in un arco di 60 gradi fino a una distanza di 100 metri.

La sua efficacia, unita alla semplicità d’uso, l’ha resa una presenza costante nei conflitti moderni. Tradizionalmente utilizzata come arma difensiva o di interdizione d’area, la Claymore è stata adottata da numerose forze armate nel corso di oltre 70 anni.

Portare questa potenza su un drone quadrirotore non significa semplicemente riciclare una vecchia tecnologia, ma piuttosto reinterpretarla in chiave moderna per la guerra asimmetrica.


Dall’Ucraina agli Stati Uniti: un’idea che prende forma

Durante la guerra in Ucraina, sia le forze russe sia quelle ucraine hanno fissato Claymore e ordigni simili a droni commerciali o militari. Tuttavia, l’obiettivo era perlopiù quello di trasformarli in rudimentali bombe volanti per colpire truppe a terra.

Gli Stati Uniti hanno invece ribaltato la logica: usare la Claymore non per attaccare obiettivi terrestri, ma per neutralizzare altri droni in volo. In questo modo, il drone armato diventa un vero e proprio sistema antiaereo portatile, capace di operare in scenari caratterizzati da sciami di velivoli senza pilota.


L’esperimento del Progetto Shank

Il test condotto a Fort Rucker ha avuto come protagonisti un drone SkyRaider alato da ricognizione e un quadrirotore FPV (First Person View) controllato dal Chief Warrant Officer 2 Nathan Shea della Guardia Nazionale della Pennsylvania.

L’azione si è svolta in maniera spettacolare: il quadricottero, dotato della Claymore, ha inseguito lo SkyRaider fino a raggiungere la distanza di ingaggio. Al momento opportuno, Shea ha attivato l’ordigno. L’esplosione ha distrutto il bersaglio con una potenza sproporzionata rispetto alla sua dimensione, tanto che lo stesso esercito americano ha paragonato l’evento a “colpire un piccione con un fucile a pallettoni a bruciapelo”.

L’onda d’urto ha temporaneamente interrotto i collegamenti radio del quadricottero, che tuttavia è riuscito a ristabilire le comunicazioni e a rimanere operativo.


Un’arma sproporzionata o una soluzione efficace?

L’utilizzo di una Claymore contro un drone leggero può apparire eccessivo. Tuttavia, il senso dell’esperimento risiede nella ricerca di sistemi semplici, economici e portatili per contrastare le minacce emergenti.

Conflitti recenti hanno mostrato quanto i droni siano in grado di cambiare gli equilibri tattici, saturando le difese e rendendo vulnerabili perfino mezzi costosi come carri armati o sistemi radar. In questo scenario, affidarsi a tecnologie dirompenti, anche se apparentemente “sproporzionate”, può garantire un vantaggio decisivo.


L’obiettivo strategico degli Stati Uniti e della NATO

Il Progetto Shank non è un esperimento fine a sé stesso. L’obiettivo è sviluppare tattiche e strumenti ispirati dalle esperienze maturate in Ucraina e in Medio Oriente, integrandoli nelle dottrine operative statunitensi e della NATO.

L’idea di fornire a singoli operatori la possibilità di controllare droni armati, leggeri e poco costosi, si inserisce in una più ampia visione di guerra distribuita. Non più solo grandi sistemi centralizzati, ma anche piccole piattaforme flessibili, capaci di rispondere rapidamente a minacce impreviste.

Se questo approccio dovesse essere implementato su larga scala, potremmo assistere a una trasformazione profonda nelle modalità con cui le forze armate affrontano le minacce aeree non convenzionali.


Droni e Claymore: prospettive e implicazioni

La combinazione di droni e mine Claymore apre scenari inediti. Da un lato, offre una risposta economica e facilmente replicabile a un problema urgente: contrastare droni nemici sempre più diffusi. Dall’altro, solleva interrogativi etici e di sicurezza, soprattutto in relazione al rischio di proliferazione e all’eventuale uso da parte di attori non statali.

L’esercito americano sembra convinto che questa sperimentazione possa rappresentare un tassello importante nella difesa aerea del futuro prossimo. Tuttavia, restano da valutare le reali capacità operative di questi sistemi in contesti complessi e saturi di minacce.


Conclusione

Il test di Fort Rucker dimostra che l’innovazione militare non sempre passa attraverso tecnologie avveniristiche. A volte, la chiave è saper reinterpretare strumenti esistenti e sfruttarli in modi inaspettati.

Il connubio tra droni e Claymore, nato sui campi di battaglia improvvisati dell’Ucraina, potrebbe presto diventare parte integrante delle strategie difensive degli Stati Uniti e della NATO. Resta da vedere se questo approccio verrà affinato al punto da trasformarsi in una capacità operativa stabile, o se rimarrà soltanto un esperimento suggestivo.


Social Context Un quadricottero armato con una mina Claymore ha abbattuto un drone in volo: ecco come gli USA stanno reinventando la difesa aerea. 🚁💥


Watch: Drones with Claymore: the new frontier of tactical air defense

An experiment in Alabama that sparks debate

At Fort Rucker, Alabama, a U.S. Army quadcopter destroyed a 3.5 kg SkyRaider drone using one of the most iconic and lethal weapons of the 20th century: the Claymore mine. The event, part of the Project Shank program, was not just a technological test but potentially a turning point in military strategy.

Far from being an isolated experiment, the use of drones armed with Claymore mines draws inspiration from today’s battlefields, particularly in Ukraine, where technological improvisation has already turned small unmanned aircraft into devastating area-denial weapons.


What a Claymore mine is and why it matters

To understand the significance of this test, one must first consider the Claymore mine itself. Designed in the 1950s, it consists of a curved block of C4 explosive backed with epoxy resin and embedded with about 700 steel balls. Upon detonation, it unleashes a fan-shaped burst of shrapnel across a 60-degree arc, reaching up to 100 meters.

Its effectiveness and ease of use have made it a staple of modern warfare. Traditionally deployed as a defensive or area-denial weapon, the Claymore has remained in service for more than 70 years across many armies worldwide.

Mounting such firepower on a quadcopter does not merely recycle old technology—it reinterprets it in a modern, asymmetric-warfare context.


From Ukraine to the United States: an evolving idea

During the war in Ukraine, both Russian and Ukrainian forces attached Claymore-like charges to drones. However, the goal was mostly to turn them into makeshift airborne bombs against ground troops.

The U.S. Army has taken a different approach: using the Claymore not to attack soldiers, but to neutralize other drones in flight. This transforms the armed quadcopter into a portable, cost-effective air-defense system capable of operating in scenarios swarmed by hostile UAVs.


Project Shank demonstration

The Fort Rucker test involved a SkyRaider fixed-wing drone as the target and an FPV (First Person View) quadcopter controlled by Chief Warrant Officer 2 Nathan Shea of the Pennsylvania National Guard.

an action unfolded dramatically. The quadcopter, fitted with the Claymore, chased down the SkyRaider until it reached striking range. At the right moment, Shea triggered the mine. The explosion obliterated the target with overwhelming force—described by the Army itself as “like shooting a pigeon point-blank with a shotgun, only with far fewer feathers.”

The blast briefly disrupted the quadcopter’s communications due to recoil, but the drone recovered and remained operational.


Disproportionate weapon or effective solution?

Deploying a Claymore against a lightweight drone may seem excessive. Yet the point of the experiment lies in developing simple, portable, and inexpensive solutions against emerging threats.

Recent conflicts have shown that drones can tip the tactical balance, overwhelming defenses and endangering even high-value assets like tanks or radar systems. In such a scenario, relying on unconventional but effective methods—even when they appear “disproportionate”—can prove decisive.


The strategic goals of the U.S. and NATO

Project Shank is more than an experiment; it is part of a broader effort to integrate lessons learned from Ukraine and the Middle East into U.S. and NATO doctrines.

The vision is to provide single operators with affordable, lightweight armed drones that can be deployed rapidly on the battlefield. This aligns with a distributed warfare model: not only large, centralized systems, but also small, flexible platforms that can respond swiftly to unexpected threats.

If implemented at scale, this approach could reshape how Western militaries counter unconventional aerial threats.


Drones and Claymore: prospects and implications

Pairing drones with Claymore mines opens new possibilities. On one hand, it provides a low-cost, adaptable response to the growing proliferation of enemy drones. On the other, it raises ethical and security concerns, particularly regarding proliferation risks and potential use by non-state actors.

For now, the U.S. Army sees this as a promising step toward reinforcing tactical air defense. However, its real-world viability in complex, contested environments remains to be tested.


Conclusion

The Fort Rucker test shows that military innovation does not always come from futuristic technology. Sometimes, it emerges from rethinking existing tools and applying them in unexpected ways.

The combination of drones and Claymore mines—first improvised on Ukraine’s battlefields—may soon become a standard element of U.S. and NATO defense strategies. Whether it evolves into a reliable operational capability or remains an experimental concept is a question yet to be answered.


Drones with Claymore: the U.S. Army tests a quadcopter armed with a Claymore mine to shoot down an airborne target at Fort Rucker.

Social Context: watch a quadcopter armed with a Claymore mine has taken down a drone mid-air—here’s how the U.S. Army is reimagining air defense. 🚁💥

source: https://newatlas.com/military/us-army-quadcopter-claymore-mine/